Plastica in mare! Un allarme rimasto inascoltato

Ci risiamo: un vero e proprio mare… ma di plastica, si è riversato sulle spiagge del mondo, anche in Italia e non possiamo più far finta di niente.

 

L’emergenza Covid è sulla bocca di tutti, argomento principale di ogni notiziario da quasi un anno. La situazione è drammatica è vero, ma non deve togliere la nostra attenzione da altre grandi emergenze che stanno piano piano travolgendo e cambiando il nostro mondo: situazioni che si evolvono piano, ma il cui impatto è e sarà peggiore se non faremo qualcosa per correre ai ripari.

Il 2021 si è aperto infatti con altre notizie preoccupanti: diverse spiagge del mondo sono state ricoperte da tonnellate di rifiuti in plastica, sintomo del danno che il nostro stile di vita sta causando all’ambiente.

 

Le spiagge di Bali invase dalla plastica

 

A causa dei monsoni che hanno causato mareggiate, le famose spiagge di Bali, Kuta e Legian, nel giro di pochi giorni sono state ricoperte da circa 90 tonnellate, (sì hai capito bene "tonnellate") di rifiuti di plastica. Questa montagna di spazzatura è stata rimossa con fatica e con l’aiuto di molte persone e mezzi. Ma la situazione si risolve qui, visto che è un evento che si ripete ogni anno e in modo sempre più grave.

 

La dottoressa Denise Hardesty, scienziata ricercatrice presso l’agenzia scientifica australiana CSIRO, esperta di inquinamento globale, ha infatti dichiarato che si tratta ormai di un fenomeno che si sta aggravando sempre di più.

 

Hardesty è una delle/gli esperte/i che sta lavorando insieme al governo indonesiano per affrontare questo problema. Il continuo aumento della produzione di plastica, la disorganizzazione del governo indonesiano nel gestire lo smaltimento dei rifiuti e il fenomeno dei monsoni rendono ogni anno le spiagge più belle dell’isola una vera e propria discarica.

 

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Non solo all’estero… rifiuti e plastica anche sulle spiagge italiane

 

Lontan dagli occhi lontan dal cuore si dice spesso. E spesso è vero: se parliamo di posti lontani, pensiamo e speriamo che a noi non succederà e ci giriamo dall'altra parte, ma la realtà è diversa... l'inquinamento dei mari è globale e lo dimostra anche quello che è successo in Italia di recente.

 

Alla fine del 2020 un’ondata di maltempo ha portato detriti e molti rifiuti anche sulle spiagge di Napoli e Fiumicino: bottiglie e grandi bidoni di plastica, pneumatici, scarpe, gomma piuma, un vero scempio!

 
E non basta ripulire, perché molti di questi oggetti hanno lasciato sicuramente detriti, frammenti di plastica nel mare che vanno a danneggiare gli animali che lo abitano, entrando nella loro e nella nostra catena alimentare.

 

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Quali sono i rifiuti di plastica più pericolosi per gli animali marini?

 
La plastica nel mare è una vera e propria minaccia per almeno 80 specie marine, specialmente balene, tartarughe e delfini che ne ingeriscono la maggior quantità.

I rifiuti più pericolosi in assoluto sono gli imballaggi in plastica flessibili e i sacchetti perché possono accartocciarsi e se ingeriti possono causare un blocco nel sistema digerente dell’animale, causando una morte molto dolorosa.
Gli uccelli marini invece muoiono spesso dopo aver ingerito pezzi di plastica rigidi o palloncini. Le reti e le lenze dell'industria della pesca sono risultate essere le più letali per foche e leoni marini.
 
Il problema dello smaltimento della plastica è quindi molto complesso e deve essere affrontato a tutti i livelli: a partire dai governi con leggi adeguate fino ai singoli cittadini con comportamenti responsabili.

Solo una minima percentuale della plastica prodotta viene riciclata e spesso i Paesi occidentali, che ne sono i maggiori produttori e utilizzatori, usano i Paesi in via di sviluppo come discarica esportando ogni anno grandi quantità di rifiuti spesso contaminati e non riciclabili. I Paesi che ricevono questi rifiuti spesso finiscono per bruciarli o scaricarli illegittimamente in discariche o corsi d’acqua da cui poi finiscono in mare.

 

Per questo dal 1 gennaio 2021 è entrata in vigore una convenzione contro lo sversamento di plastica. Si tratta di nuove regole internazionali concordate da oltre 180 nazioni che introducono una sorta di consenso informato preventivo che riguarda le esportazioni di plastica non riciclabile.

 

La spinta a questo accordo è arrivata dalla Cina che dal 2018 ha impedito ogni importazione di plastica e dalla richiesta di rimpatrio di diversi container di rifiuti da diversi Paesi asiatici come la Malesia o l'Indonesia. Se ogni nazione sarà costretta a gestiere i propri rifiuti senza poterli smaltire altrove, è probabile che nel giro di pochi anni si attueranno delle politiche ambientali più efficaci che incentivino il riciclo e l’uso di materiali più green. Mandare i rifiuti altrove è come nascondere la polvere sotto il tappeto, come si poteva pensare che potesse essere una soluzione valida?

 

E noi intanto che facciamo? Con tanti piccoli gesti quotidiani possiamo limitare la quantità di rifiuti che riversiamo nelle discariche e.. nel lungo periodo negli oceani.

 

Se ti interessa questo argomento, puoi approfondirlo leggendo questi articoli:

 

Emergenza plastica e Covid: è possibile proteggersi senza inquinare?

 

Ormai è emergenza! 10 modi per ridurre il consumo di plastica e aiutare il nostro pianeta

 

Microplastiche: che cosa sono e come possiamo evitarle
 

... e non dimenticare di condividerlo, gli amici lo apprezzeranno.

 
Fonti e approfondimenti:


https://www.theguardian.com/world/2021/jan/04/balis-beaches-buried-in-tide-of-plastic-rubbish-as-monsoon

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/12/29/quintali-di-plastica-e-detriti-sulla-spiaggia-di-fiumicino-dopo-la-mareggiata-le-immagini/6050162/

https://ilsalvagente.it/2020/12/30/103204/

https://www.marineconservation.org.au/10-of-the-most-dangerous-plastic-products-polluting-our-oceans/

https://www.theguardian.com/environment/2020/dec/14/deadliest-plastics-bags-and-packaging-biggest-marine-life-killers-study-finds

 

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